#save194 comunicato del CSOA Tempo Rosso a Caserta

Condividiamo il comunicato del CSOA Tempo Rosso che ha promosso l’azione #save194 a Caserta come azione informativa durante la campagna “12 ore per la vita”.

Comunicato del CSOA Tempo Rosso

Caserta 05/01/2013 .
Questa mattina il movimento Save#194, munito di sacchetti di cenere e carbone, ha fatto visita al gruppo di no-choice che si era riunito in preghiera nei pressi della clinica S. Anna a Caserta, con l’intento di contestare la volontà di questi soggetti di sovra determinare la libertà di scelta della donna in materia di aborto.

L’apertura dello striscione “Sono tutti/e madri con l’utero altrui” e la distribuzione di volantini i cui contenuti smontavano le argomentazioni falsamente moraliste e perbeniste del movimento “12 ore per la vita”, hanno generato reazioni spropositate sia da parte dei cosiddetti pro-life che delle forze dell’ordine, rivelando, tra l’altro, il palese schieramento di queste ultime ancora una volta da una parte ben precisa, ovvero quella dei poteri forti che si celano dietro l’iniziativa di stamattina.

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Siamo libere di scegliere. Sempre.

Condividiamo il video  realizzato dal Collettivo femminista e lesbico Vengo Prima:

Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.

Siamo libere di scegliere. Sempre.

 

via save194lazio
via femminismo a sud

Foto e minireport del presidio del 14 dicembre al II Policlinico di Napoli

ph@Marta

Come avevamo annunciato nel nostro comunicato, la mattina del 14 dicembre siamo stat* al II Policlinico universitario per un presidio con volantinaggio.
Ciò che ci premeva era di informare le persone che al Policlinico si rivolgono, su quanto vale (due mesi di sospensione) la sicurezza delle pazienti, questo obiettivo è stato raggiunto con un volantinaggio a tappeto di tutta la zona ospedaliera.
Nonostante l’ivg stia funzionando siamo venut* a conoscenza del fatto che il personale obiettore si dichiara alternativamente tale o no, a seconda della propria opportunità, cioè valutando di volta in volta chi sono le persone con le quali lavora. Secondo la più ampia libertà d’azione possibile e immaginabile. I motivi religiosi/etici non appaiono determinanti in questa scelta che, oltre a mettere le donne di fronte a una costante incognita, rende ardua la realizzazione di un eventuale registo degli obiettori.

La modifica dell’art.9 della legge194/78 continua a sembrarci quindi fondamentale.

ph@Marta

ph@Marta

Per la grafica di base restiamo debit* di Save194Lazio!

Aborto, il business dei privati

Da repubblica

Negli ospedali pubblici solo la metà degli interventi. Ogni operazione vale 1.400 euro per un giro di affari che è milionario. Otto ginecologi su dieci si rifiutano di intervenire per motivi di coscienza. E nella terra degli obiettori è diventato un business tutto in mano ai privati
di ANTONELLO CASSANO

Ci sono consultori senza ginecologi e consultori con nutrizionisti. Ci sono consultori guidati da primari (a Foggia uno dei rari casi in Italia) e palazzi pieni di consultori (è il caso di Lecce 1, Lecce 2 e Lecce 3, tutti nello stesso stabile, due dei quali sullo stesso pianerottolo). Ci sono anche consultori che non avviano la procedura di Ivg, interruzione volontaria di gravidanza, anche se sono obbligati per legge, perché all’interno delle struttura ci lavorano medici obiettori che si rifiutano perfino di prescrivere un contraccettivo come la pillola del giorno dopo.

GUARDA LA VIDEOINCHIESTA NEI CONSULTORI

Il pianeta dei consultori pugliesi ha accumulato negli anni una serie di problematiche irrisolte. Quello che solo due anni fa era un tema all’ordine del giorno nell’agenda sanitaria della Regione, che si impegnò a varare una importante riforma per garantire in ogni consultorio almeno un medico e una ostetrica non obiettore (riforma in parte smontata da una successiva sentenza del Tar nel settembre del 2010), oggi è un tema dimenticato. Le cifre sono in gran parte raccolte nella relazione che Marida Leuzzi dell’associazione “Un desiderio in comune” ha presentato lo scorso settembre a Canosa in occasione dell’incontro “Ivg medica e chirurgica in Puglia, Basilicata e Calabria”. Il giudizio di Leuzzi sullo stato dell’arte è chiaro: «pessima qualità e scarsa efficienza».

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Morire di aborto clandestino in Italia nel 2012

Morire di aborto, se interrompere la gravidanza legalmente diventa troppo difficile
Da affaritaliani Sabato, 15 dicembre 2012 – 09:47:00 di Anna Gaudenzi

In Italia si muore ancora per aborto clandestino. Uno degli ultimi casi è successo a Padova, dove una ragazza di 28 anni al terzo mese di gravidanza, è morta da sola nel suo appartamento mentre tentava di abortire con l’aiuto di un attaccapanni di ferro.

Perché una donna che ha scoperto di aspettare un figlio dovrebbe cercare di risolvere il “problema” da sola con un pezzo di ferro? Se non vuole il bambino, non può rivolgersi ad una struttura medica in grado di farla abortire senza pericolo?

Silvana Agatone è un medico non obiettore, ed è la fondatrice di Laiga, la Libera associazione italiana di ginecologi per l’applicazione della R.194. Intervistata da Affaritaliani la dottoressa ha parlato delle difficoltà di applicazione della Legge sull’interruzione di gravidanza in Italia e ha riportato dati dell’associazione sul numero dei medico obiettori. “La legge rischia di diventare lettera vuota. La pratica dei cucchiai d’oro è ancora presente massicciamente sul territorio”.
Silvana Agatone, è davvero così difficile applicare la legge sull’interruzione di gravidanza?

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Parlamento Ue, niente restrizioni aborto

Preoccupazione per tagli a educazione sessuale e pianificazione
(ANSA) – STRASBURGO, 12 DIC – “Preoccupazione per le recenti restrizioni all’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva in alcuni Stati membri, con particolare riferimento all’aborto sicuro e legale e all’educazione sessuale”. E’ questa la posizione espressa dal Parlamento Ue, approvando la risoluzione sui diritti fondamentali nella Ue per il 2010 e il 2011. Strasburgo esprime la sua preoccupazione anche “per i tagli ai finanziamenti per la pianificazione familiare”.

Fonte:Ansa

Presidio save194Campania il 14 dicembre

Poche settimane fa il presidente Monti ha dichiarato che il nostro sistema sanitario nazionale “potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.

Cosa voleva dire? Che l’unica strada per garantirlo è la privatizzazione?

Anche se nei giorni seguenti Monti si è affrettato a ribadire che la risposta non è la privatizzazione, usando parole come rinnovamento e ripensamento del sistema sanitario, noi sappiamo bene che tutte le azioni che questo governo, come quelli precedenti, hanno messo in atto, hanno prodotto un lento e continuo peggioramento della sanità pubblica a favore di quella privata.

In tale contesto di smantellamento del sistema sanitario pubblico noi, in quanto donne, non possiamo non notare quanta sempre minore attenzione si dia alla salute della donna: le liste d’attesa per le più banali visite sono sempre più lunghe, il numero di obiettori è cresciuto così tanto da rendere quasi impossibile l’effettuazione di aborti, la mammografia è gratis solo per le donne dopo i 50 anni, in contraddizione con le statistiche che dimostrano chiaramente come il cancro al seno stia aumentando tra le giovanissime.

Ci chiediamo, quanto vale in questo paese la salute delle donne?

Coscienti di questa situazione la mattina del 14 dicembre, alle ore 10, abbiamo deciso di dar luogo ad un presidio davanti al reparto IVG del Secondo Policlinico di Napoli. L’intento è quello di informare le persone su quanto è accaduto il 22 dicembre scorso, quando un radiologo, improvvisatosi anestesista, ha aggredito fisicamente e verbalmente una paziente colta da una crisi a causa del farmaco che egli stesso le aveva erroneamente somministrato. La donna si trovava lì per effettuare un intervento di IVG.

Questa aggressione, nonostante la sua gravità, è costata al radiologo solo due mesi di sospensione.

Ci chiediamo dunque a cosa serva questa sospensione, se lo stesso pm che ha analizzato il caso ha affermato che “appare evidente e concreto il pericolo di reiterazione di sue condotte illecite analoghe a quelle per cui si procede”.

La risposta la si ritrova nel fatto che questo radiologo sia prossimo al pensionamento, e che quindi, per preservarne l’onorabilità, si sia deciso di optare per la sospensione e non la condanna, soluzione che gli avrebbe fatto perdere la pensione.

Noi che gli autoritarismi li combattiamo, non stiamo qui a chiedervi una condanna ma bensì una presa di posizione, perché se da una parte è stata preservata l’immagine di un “professionista” dall’altra si è mandato il messaggio che aggredire una donna che sta esercitando un suo diritto, quello di abortire, è infondo cosa da poco, qualcosa su cui si può sorvolare, qualcosa che si può nascondere per preservare ciò che per questa società sembra essere più importante, la casta dei medici.

Vi chiediamo: la salute delle donne è qualcosa su cui si possono fare sconti?

Perché si sceglie di tutelare maggiormente un appartenente a una casta piuttosto che una paziente vittima di una aggressione?

In questo clima di discriminazioni e violenza, fatta di tanti piccoli gesti o frasi che ledono la donna e la sua autodeterminazione, ci preme ricordare anche che seppur esista una legge, la 194/78 che regola l’IVG, sappiamo tutti che la sua applicazione è oltraggiata innanzitutto dall’obiezione di coscienza, che non ha limiti.

Ricordiamo infatti che a Napoli a marzo 2012 per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza perché l’unico ginecologo non obiettore era morto. Ciò accade perché l’ 84% dei medici in Campania è obiettore.

Noi siamo stufe e stufi di questo boicottaggio sistematico che si verifica ogni qualvolta una donna si autodetermina.

Sappiamo benissimo che la stessa legge 194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio attraverso l’obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78), ma sappiamo anche che questa obiezione si può attuare solo nei confronti dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento, o rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, che sono entrambe dei contraccettivi.

Attraverso lo strumento dell’obiezione si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia.

I numeri degli obiettori in Italia, al Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta applicabilità della legge.

Solo attraverso la libertà di scelta può esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità consapevole. Chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono l’applicabilità della 194 e vogliamo:

– Educazione sessuale nelle scuole

– Sessualità libera (con chi vuoi)

– Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)

– Aborto assistito e gratuito

– Consultorio pubblico e laico

– Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;

– Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;

– Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

– Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;

– Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

L’educazione e la contraccezione ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il numero di aborti. Inoltre vogliamo che non siano fatti alcuni sconti sulla salute delle donne in nome di privilegi da tutelare. Non sulla nostra pelle.